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Luigi Diberti: 10 domande sulla cucina. Intervista gastronomicanonsoloscatolette - la nostra idea di cucina

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Interviste

Luigi Diberti: 10 domande sulla cucina

Teatro, cinema, televisione e doppiaggio non hanno più segreti per il torinese Luigi Diberti che vanta una lunga carriera a contatto con registi del calibro di Giorgio Strehler, Dario Argento, Davide Ferrario, Lina Wertmüller, Michelangelo Antonioni, Pupi Avati, Ferzan Ozpetek ed Elio Petri.

Presente nella fiction di Rai Uno Tutti pazzi per amore, nel ruolo del padre della protagonista, è attualmente a teatro, in tournée nazionale, con lo spettacolo Educazione siberiana, ispirato all’omonimo film di Gabriele Salvatores e adattato alle scene da Giuseppe Miale Di Mauro.

Come fa colazione?
«All’europea: caffè, fettine di pane con marmellata. Fin da quando era piccolo mia madre mi ha abituato alla zuppa di latte e caffè. NA-Anilata - MU Legend Zen Bart Starr Packers Jerseys Non mangio il salato di mattina, semmai una porzione di torta. Talvolta mi lascio andare a un mio debole: la Nutella!».

Dolce o salato?
«Entrambi, purché il sapore non sia né troppo dolce né troppo salato. nike pegasus Apprezzo le minestre senza sale per sentire meglio il gusto dei singoli componenti e amo il ciambellone. adidas superstar soldes Fjällräven Kånken Ryggsäck Ricordo che quando partivo da Torino per studio o per lavoro, mia madre me lo consegnava ancora caldo: mi durava anche una settimana, magari rinvenuto nel latte della colazione che gli faceva riprendere vita e morbidezza. asics pulse soldes

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  • Un dolce meraviglioso del Piemonte è poi il Bunet».

    Cosa non può mancare nella sua dispensa?
    «L’insalata».

    Sa cucinare?
    «Poco. Mi picco di essere molto bravo con le insalate. Maglia Larry Bird Mi diverto ad associare i colori delle diverse verdure e mescolo un po’ di tutto con fantasia. adidas zx flux

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  • Aggiungo, per esempio, l’allegria dei semi di melograno. asics aaron nike internationalist Canotte Dallas Mavericks L’importante è non mettere né troppo olio né troppo sale».

    Quali “scatolette” usa?
    «Acquisto spesso il pesce surgelato: è comodo e veloce da cucinarsi, buttandolo in padella o lessandolo».

    Cosa mangia prima e dopo uno spettacolo?
    «Ho cambiato abitudini con il tempo.

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  • Mi nutro molto a pranzo e mangio poco dopo lo spettacolo: una minestrina accompagnata da un’insalata o una pasta in bianco seguita da frutta. Bevo al massimo mezzo bicchiere di vino a pasto e mai superalcolici. mu legend redzen Una volta che mi hanno spinto ad assaggiarne, mi si sono incrociate anche le orecchie!».

    Ha mai mangiato in scena o sul set?
    «Sul set più volte: si trattava di cibi immangiabili. mu legend redzen Al primo ciak sono pure possibili, poi monta il disgusto. nike air max femme pas cher Se lì per lì sono belli da vedere, nelle varie ripetizioni si smarriscono non solo nei sapori, ma pure nei colori. In Educazione siberiana si finge di bere il “cifir”, un tè nero fortissimo che va consumato bollente in poca acqua e in latte di metallo».

    Qual è il piatto delle feste familiari fin dalla sua infanzia?
    «Sono nato in tempo di guerra e non c’erano abitudini culinarie sottese alla festa. Eravamo poveri. mu legend zen Goedkoop Adidas NEO L’unica prelibatezza erano gli agnolotti di carne preparati prima da mia nonna e poi da mia madre: si utilizzavano i rimasugli di carne e nasceva una pietanza squisita che valeva come piatto unico. Si condivano con olio a crudo. Fantastici sono pure gli agnolotti del “Plin”, piccolissimi e delicati, che devono il loro nome probabilmente al suono che producono quando cadono nel recipiente».

    Un pasto che non dimenticherà mai?
    «Quando sono stato in Marocco per lavoro, ho gustato una tipica “tajin”, pietanza di carne in umido che assume il nome della pentola in terracotta in cui viene cucinata: mi è stata preparata all’interno di una gola di una vera pista carovaniera.

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  • È stata un’esperienza unica come quella del tè versato dall’alto con destrezza, lasciando scendere un filo lungo un metro: un vero rito per i locali».

    La sua cena più bizzarra?
    «Ho mangiato malissimo negli Usa e ho cancellato la loro cucina. In un ristorante che si definiva italiano ci hanno servito spaghetti collosi all’inverosimile.

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