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Paolo Bonacelli: 10 domande sulla cucina. Intervista gastronomicanonsoloscatolette - la nostra idea di cucina

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Interviste

Paolo Bonacelli: 10 domande sulla cucina

Attore poliedrico e di lunga esperienza, abituato fin dal debutto nel 1962 con Vittorio Gassman a dividersi fra teatro, cinema e televisione, Paolo Bonacelli sta attualmente girando l’Italia con lo spettacolo La brocca rocca di Heinrich von Kleist, diretto da Marco Bernardi, in cui incarna l’ambiguità di un magistrato corrotto, impegnato in una vicenda processuale il cui imputato si scoprirà essere lui stesso.

Come fa colazione?
«Di solito con il tè al limone e una brioche. Ho scelto di avere sempre a disposizione le brioche siciliane che a Roma compro da D’Agnino o da Ciampini a Piazza in Lucina. air max pas cher In tournée sfrutto la colazione dell’albergo».

Dolce o salato?
«Mi piace di più il salato. Nike Air Max Tavas męskie Non sono golosissimo».

Cosa non può mancare nella sua dispensa?
«Una vaschetta di lamponi: ne mangio una al giorno. Per fortuna ormai si trovano anche al supermercato».

Sa cucinare?
«Le mie specialità sono i tonnarelli all’amatriciana e tutti i risotti, soprattutto quello alla milanese. Trovo meraviglioso il fatto che devi stare lì a girarlo con concentrazione, dimenticando tutto il resto. nike air max 1 ultra moire donna Cucino anche spesso un risotto con le patate tagliate in piccoli dadini o le trofie con patate e stracchino».

Quali “scatolette” usa?
«Poche: pelati e lenticchie. Quanto ai surgelati, preferisco congelare io piatti freschi come le cotolette alla milanese per poi utilizzarle all’occorrenza».

Cosa mangia prima e dopo uno spettacolo?
«Mai prima, per essere lucido e non assillato dalla digestione.

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  • Magari bevo un tè in camerino durante le pause. Mi è accaduto una volta di recitare a stomaco pieno e non mi sono sentito bene. Fjallraven Kanken Mini Dopo la replica mangio di tutto, ma in porzioni ridotte con un bicchiere di vino. air max soldes Non mi abbuffo mai. asics pas cher Se sono a casa o in residence, preferisco cucinare io piuttosto che andare a ristorante».

    Ha mai mangiato in scena o sul set?
    «Sì, anche se sono cibi truccati, come i pezzettini di pane abbrustolito che sembrano una bistecca; a volte si usa qualche piccola parte di patata. nike air max 1 pas cher Non si può parlare con la bocca piena. In una riduzione de La cognizione del dolore di Gadda interpretavo un golosone e dovevo mangiare: lì era frutta che doveva apparire tutt’altro».

    Qual è il piatto delle feste familiari fin dalla sua infanzia?
    «Il pollo arrosto con le patate preparato da mia madre la domenica. Sembra un piatto facile, ma richiede tempi di cottura speciali. Non mi sento all’altezza di cucinarlo io».

    Un pasto che non dimenticherà mai?
    «Nei ristoranti francesi o in quelli di Firenze e Trieste o in Emilia Romagna. Decido sempre di mangiare la cucina tradizionale locale per curiosità. Una volta adoravo il caviale perché me lo forniva una signora iraniana che lo portava dal suo Paese.

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