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Acque minerali: cosa mettiamo nel bicchiere?nonsoloscatolette - la nostra idea di cucina

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Curiosità

Acque minerali: cosa mettiamo nel bicchiere?

Se parlate con qualche contadino con i capelli bianchi vi dirà che un tempo, e nemmeno troppo lontano, nelle campagne si beveva l'acqua limpida e pulita del torrente, se non c'era quella del pozzo. Poi, con il benessere è arrivato l'inquinamento e se ci provi oggi, una bella lavanda gastrica non te la toglie nessuno! Deve essere per questo che giovani e meno giovani girano oggi per le strade con una bottiglietta di acqua minerale infilata nella borsetta, e dal collo di plastica li vedi ogni tanto attingere un sorso d'acqua, con buona pace delle disposizioni di Monsignor della Casa!

Il giro d’affari che ruota intorno alle acque minerali ha dell’incredibile! Era un prodotto che un tempo la mia nonna comperava in farmacia perché di una medicina si trattava e sull’etichetta doveva trovar scritto per quale specificità era consigliata. Oggi, la stessa acqua la comperiamo al supermercato, con diciture generiche e poco impegnative e il consumo, negli ultimi decenni, ha avuto un’impennata inarrestabile.

Gli italiani sono i più forti consumatori di acque minerali in Europa. Lo eravamo nel mondo, ma ci hanno superato i messicani. L’Italia ne produce 11 miliardi di litri imbottigliati da circa 1600 imprese diverse, con un volume d'affari di 5500 miliardi! Tutto questo bendiddio pare che venga consumato dal 90% delle famiglie italiane. Da noi sono sei le grosse imprese che controllano il 75% del business, schiacciando le piccole con i loro astronomici investimenti pubblicitari. E non è chi non veda il risvolto economico di questo business che se fosse calcolato si avvicinerebbe probabilmente molto a quello del petrolio.

Ma cosa c’è in realtà dentro tutte queste bottiglie di plastica, di vetro, di cartone, dalle etichette leggibili solo con una lente di ingrandimento? Qualcuno se lo è domandato qualche anno fa, e questo qualcuno, che porta il nome provvidenziale di un mago, il chimico Pasquale Merlino, si è reso conto che le sostanze tossiche, presenti in minima parte nell’acqua di rubinetto, potevano allegramente superare i limiti consentiti nelle acque minerali. E qui sono partite richieste, sempre inevase, dapprima alle autorità locali, poi al Ministero della Sanità, fino alla Commissione europea… e qui qualcuno deve aver letto con attenzione la denuncia, avviando per l’Italia una procedura di infrazione che ormai risale al 1999. Si richiedeva che tutte le sostanze fossero messe in etichetta, tra cui i quantitativi di arsenico, bario, cromo, cadmio e piombo! Ma cosa stiamo bevendo, ragazzi!!!

Tanto per capirci: mentre il contenuto di arsenico nell’acqua che scende dal nostro rubinetto è di 10 microgrammi per litro, nelle minerali, fino al 2001 si poteva arrivare fino a 200 senza indicarlo in etichetta e menomale che dal 2004 si sono abbassati a 50, con una tolleranza pari al 75%. Oggi i nitrati che sono l’indicatore di sostanze tossiche nell’acqua, vengono scritti in etichetta solo se superano i 45 microgrammi per litro, anche per le acque destinate all’infanzia. Le vecchiette di “Arsenico e vecchi merletti” devono aver fatto scuola!

La Commissione europea, già dal 2000, ci aveva bacchettato pesantemente: "La legislazione italiana autorizza la presenza nelle acque minerali naturali di sostanze inquinanti o contaminanti, delle quali non dovrebbe invece essere rilevata alcuna traccia in questo tipo di acqua". Interrogazioni e progetti di legge si sono nel tempo affossati, per il fiato sul collo del legislatore da parte delle lobbies delle bollicine. Ci viene da pensare che nel nostro paese, le multinazionali dell’acqua godano di evidenti protezioni.

E allora perché non bere l’acqua del rubinetto? Non lo facciamo perché abbiamo subìto il lavaggio del cervello dalla martellante pubblicità televisiva sulla bontà di questa o quella minerale. La pubblicità – si sa – vende illusioni agli stupidi, come quella che in America pubblicizza un’acqua senza colesterolo, o in Francia un’altra a zero calorie! E poi, il 30% dell’acqua che arriva nei nostri rubinetti si perde per strada attraversando tubi vetusti. I responsabili ci pensano e infatti certe mattine, aprendo il rubinetto, sembra di bere un bicchiere di saporito cloro! Tuttavia, nonostante tutto, l'acqua del rubinetto rimane ancora la più sicura, perché il cloro, si sa, è un buon disinfettante!

Ma se proprio non possiamo fare a meno della minerale cominciamo con l'informarci: dove viene attinta? Leggiamo con coscienza l'etichetta e ci assicuriamo che il residuo fisso non superi il 300-400. L'acqua che supera i 1500 di residuo fisso non è più potabile! Beh, ci sono acque strapubblicizzate che hanno un residuo fisso molto vicino alla non potabilità! Noi abbiamo pur sempre facoltà di scegliere. Personalmente mi sono dotata di un depuratore che, siccome costa moltissimo, l'ho pagato con comode rate!

Poi, però, a ben riflettere, anche noi dobbiamo metterci del nostro e se vogliamo a casa acqua buona e pura, tocca a noi proteggerne le falde idriche, i fiumi e i laghi, altrimenti, cari amici, ci meritiamo l’acqua che beviamo.

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