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Sushi

Ma alla sirenetta non si gela la pinna?

Sushi in fuga

Se vi dico “running sushi”, voi a cosa pensate? A un pesce a tocchetti che si prende tutto il suo gonnellino di riso e scappa a gambe (pardon, pinne) levate?

Confesso che la prima volta che l’ho sentito, io ho pensato esattamente a questo. Una fatica di pasto, insomma, che prima di acchiapparlo, v’è passata la fame.

In Italia si sta diffondendo molto lentamente (oppure sono vecchia io che non me ne sono accorta), ma qui a Copenhagen è una delle poche certezze, come il vento e la birra.

La tattica da adottare in caso qualcuno vi dicesse “running sushi stasera?” è la seguente: entrate nel ristorante, e accendete il radar. In dieci secondi dovrete avere un’idea precisa di come sono disposti i tavoli, e di quante e quali persone sono sedute a questi tavoli. Fidatevi, è importante.

Dopo di che, qualora siate così fortunati da potervi scegliere il posto, ho qualche consiglio per voi, in ordine di priorità: mettetevi vicino alla cucina, in ogni caso prima di tutti, o al massimo, dietro a un tavolo di sole donne, anche un po’ mingherline, le classiche tipe da “io solo un’insalata, grazie”.
Nel caso non poteste seguire queste indicazioni, allora la vostra unica chance sarà di avere braccia veloci. O lunghe. Meglio entrambe.

Sciogliendo la suspense, per chi non sappia (tipo me, fino a qualche anno fa) cos’è un running sushi, è presto detto: è un ristorante con un nastro trasportatore in mezzo su cui passano i piattini sfornati dalla cucina e posti sul nastro senza l’intermediazione noiosa (e inutile) del cameriere. I tavoli del ristorante sono disposti tutto intorno, a fianco del nastro. Si paga una quota fissa, e poi funziona con la formula all-you-can eat, la moderna traduzione dell’atavico “mangia-che-ti-fa-bene” delle nostre nonne.

Capirete bene che è una giungla, per cui mors tua, vita mea, non si guarda in faccia nessuno.

Il piattino che vedi da lontano, il cui odore viaggia più velocemente del nastro, che ha già stuzzicato la tua vista e il tuo olfatto, per cui le papille gustative sono già sui blocchi di partenza, potrebbe non arrivare mai alla tua tavola. Potrebbe essere sottratto avidamente e senza scrupolo da quel tipo seduto due tavoli avanti a te. Accidenti, ce l’avevo quasi fatta.

E se non siete a vostro agio con le gare di velocità, puntate alla resistenza: quando tutti avranno mangiato frettolosamente e avidamente tutti i piattini di sushi e sashimi strappati repentinamente al loro giro turistico-culinario, voi sarete gli unici sopravvissuti ancora là seduti, imperterriti e imperturbabili.

Ne rimarrà uno solo.

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2 Commenti su “Sushi in fuga”

  1. Vito dice:

    Grande Stefy ! :-)

  2. Claudia dice:

    C'è anche in Italia da un po', ma di solito qui lo chiamano alla giapponese Kaiten Sushi :) (il kaiten sarebbe il nastro trasportatore dei deliziosi piattini!)

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