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Roberto Herlitzka: 10 domande sulla cucina. Intervista gastronomicanonsoloscatolette - la nostra idea di cucina

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Interviste

Roberto Herlitzka: 10 domande sulla cucina

Vincitore del Nastro d’Argento alla carriera e del David di Donatello per Buongiorno notte di Marco Bellocchio, un interprete raffinato e profondo come Roberto Herlitzka è attualmente in scena con Il soccombente, ovvero il mistero di Glenn Gould, capolavoro di Thomas Bernhard, presentato per la prima volta in Italia nella versione teatrale curata da Ruggero Cappuccio e diretta da Nadia Baldi. L’attore ha appena finito di girare il film Io Arlecchino, scritto, diretto e interpretato da Giorgio Pasotti, in cui incarna il ruolo di un Arlecchino morente che lascia al figlio la sua eredità artistica, e sta per cominciare le riprese di un cortometraggio, ambientato al Palazzo Arconati, vicino a Como, in cui sarà un fantasma.

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Come fa colazione?
«Prendo un tè liscio con tre biscotti. Più tardi ricorro a un decaffeinato macchiato e infine mi concedo un caffè nero».

Dolce o salato?
«A volte dolce, a volte salato. Però di solito mangio più salato. Privilegio la frutta: non rinuncio mai a questo gusto fresco per concludere ogni pasto».

Cosa non può mancare nella sua dispensa?
«L’insalata o la verdura, come per esempio le carote. Devono esserci anche carne e riso che mangio spesso».

Sa cucinare?
«Quasi nulla. Posso preparami un uovo sodo, se mi ricordano i minuti di cottura, o sono in grado di cuocere una fettina di carne o un pesce surgelato. In casa cucina mia moglie».

Quali “scatolette” usa?
«La polenta, si usa spesso qui da noi. Quando sono solo mangio parecchie “scatolette”: tonno, carne e soprattutto salmone, anche affumicato».

Cosa mangia prima e dopo uno spettacolo?
«Non prendo assolutamente niente prima. Quando lavoro pranzo, intorno alle 13, con un panino e un succo di frutta perché poi devo aspettare la fine dello spettacolo per cenare. Mangio sempre dopo la rappresentazione: se sono in tournée a ristorante ordino un secondo, un contorno e frutta, ma anche se sono a casa evito il primo perché, diciamola tutta, non voglio ingrassare. Non rinuncio mai al vino. Pur essendo vicino alla tradizione piemontese e sapendo che il vino per eccellenza è il rosso, prediligo il bianco, in quanto soffro di gastrite e lo trovo più leggero».

Ha mai mangiato in scena o sul set?
«Ho un ricordo preciso dello spettacolo L’anatra all’arancia in cui quella che doveva essere un’insalata d’aringa era preparata con fette di banane. Fortunatamente incarnavo un personaggio che non accettava mai nulla e non la assaggiavo.
Ne La locandiera di Goldoni avevo proposto di fingere di mangiare e di bere per non sbagliare a recitare. Io facevo sempre finta di mangiare e, decidendo il tipo di pietanza virtuale, interpretavo diversamente la degustazione. Ritengo che in scena non bisognerebbe mai mangiare davvero, mentre al cinema sì, ma non si fa mai perché altrimenti si dovrebbe ripetere troppe volte la masticazione fino a doversi abbuffare. Gli attori di cinema, difatti, si limitano ad avvicinare il boccone».

Qual è il piatto delle feste familiari fin dalla sua infanzia?
«Mi ricordo che le mie cugine offrivano spesso un dolce con castagne, cioccolato e canditi, chiamato “bombolone”. Mi piaceva tanto».

Un pasto che non dimenticherà mai?
«Le aragoste portate da un pescatore e gustate sulla riva del mare in Sardegna: il luogo valorizzava l’esperienza del cibo. Posso citare anche le mangiate favolose in qualche ristorante piemontese con tartufi a volontà».

La sua cena più bizzarra?
«Ero a Locarno a lavorare per la televisione svizzera italiana e un produttore molto mondano, che si esibiva in raffinatezze, ci ha portato in un ristorante con varie stelle Michelin. Lo chef è arrivato con un enorme piatto ricoperto da una grande coppa e dentro c’era solo un piccolissimo raviolo. E tutti a guardare. In un altro ristorante rinomato con mia moglie ordinammo un foie gras con carote e ci arrivò una roba strana che non sapeva proprio di nulla. A volte si spende un fracco di soldi per non mangiare bene».

Il soccombente di Thomas Bernhard, diretto da Nadia Baldi:
dal 12 novembre all’8 2013 dicembre al Piccolo Eliseo di Roma
dall’8 al 19 gennaio 2014 al Teatro Franco Parenti di Milano
il 21 gennaio 2014 al Teatro Alfieri di Asti
dal 30 gennaio al 2 febbraio 2014 al Teatro Verdi di Salerno
dal 4 al 5 febbraio 2014 al Teatro del Grillo di Soverato (CZ)
il 7 febbraio 2014 al Teatro Van Westerhout di Mola di Bari.

 

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