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Ennio Fantastichini: 10 domande sulla cucina. Intervista gastronomicanonsoloscatolette - la nostra idea di cucina

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Interviste

Ennio Fantastichini: 10 domande sulla cucina

Impegnato in "Beniamino" dell’australiano Steve J. Spears, diretto da Giancarlo Sepe, Ennio Fantastichini interpreta al teatro Ambra Jovinelli di Roma un distinto professore omosessuale che si invaghisce platonicamente di un allievo bisognoso di logopedia, finendo per scontare tragicamente il pregiudizio della sua piccola comunità. Strenuo difensore della diversità, l’attore ha affrontato un tema simile nei film di Ozpetek "Saturno contro" e "Mine vaganti". Da febbraio tornerà sul grande schermo ne "La mossa del pinguino" di Claudio Amendola con Ricky Memphis, Edoardo Leo e Antonello Fassari: sarà un vigile zoppo con baffetti alla Modugno e accento campagnolo, in grado di far sorridere e commuovere.

Come fa colazione?
«Sono diventato mattiniero, “crescendo”, per non dire invecchiando. Mi piace prepararmi lentamente: faccio la barba, leggo il giornale e mi concedo una spremuta d’arancia, un’insalata di frutta, yogurt e pappa reale. Sono un salutista e un naturista che vive di frutta e verdura. Mi curo con l’ayurveda, prendo due capsule di omega 3 al giorno e mi sostengo con Immunomix».

Dolce o salato?
«Salato: soprattutto pesce. Cerco di non mangiare carne rossa».

Cosa non può mancare nella sua dispensa?
«La lecitina di soia per le mie insalate».

Sa cucinare?
«Molto bene: spazio dalla cucina regionale italiana a quella francese, dall’indiana all’indonesiana. Adoro incrociare le tradizioni culinarie e sperimento le contaminazioni più ardite. Un mio piatto tipico è il Rendang Malang a base di curry con latte di cocco, coriandolo, curcuma e zenzero. Due sere fa ho realizzato un menu partito con pane di Lariano e paté di fois gras, seguito da pollo Tandoori e cicoriella pugliese. Un successo! Devo confessare che ho usato spesso le mie cene per la seduzione. Finivano sempre bene».

Quali “scatolette” usa?
«Solo i vasetti di cuore di palma in salamoia di provenienza thailandese. Sono diffidente verso il confezionato e, se sono costretto, privilegio le grandi aziende. Nutro dubbi anche sul biologico italiano: c’è troppa corruzione. Mi fido solo del mio verduraio e del mio pescivendolo».

Cosa mangia prima e dopo uno spettacolo?
«Prima nulla e dopo soltanto un minestrone di verdure e mele cotte, che chiedo all’albergo di lasciarmi in camera. Con Isabella Ferrari abbiamo condiviso 146 repliche terminate sempre con questa parca cena. La mattina eravamo forti come leoni!».

Ha mai mangiato in scena o sul set?
«Mi è capitato soprattutto al cinema e mi sono specializzato nella tecnica di masticazione a vuoto. Ho girato un film in costume in Francia con Isabella Rossellini e ho trafficato a lungo con una tartina».

Qual è il piatto delle feste familiari fin dalla sua infanzia?
«In onore di mia madre, una grande cuoca da cui ho imparato tanto, cucino ancora la parmigiana di melanzane, i pomodori al riso e gli spaghetti alle vongole alla sorrentina, con pochi pomodorini e pasta alla chitarra».

Un pasto che non dimenticherà mai?
«A Londra, dal ristorante “Ibiscus”: un lapin aromatisé au fien de la Bretagne, un coniglio chiuso in fasci di fieno bretone e mantenuto lì a profumarsi per poi essere cucinato il giorno successivo. Esperienze sublimi del palato anche da Beck a “La Pergola” dell’Hilton di Roma e a Rubiera da Arnaldo alla Clinica Gastronomica: tortelli di zucca e bollito!».

La sua cena più bizzarra?
«A Los Angeles, il serpente a sonagli in umido con pomodori e peperoni. Amo sperimentare e assaggio tutto. Mangerei anche gli insetti nel famoso ristorante londinese di cui si parla tanto. Adoro le rane fritte e in umido. Ho mangiato anche la “spinosa”, ovvero l’istrice, al sugo».

"Beniamino" di Steve J. Spears, diretto da Giancarlo Sepe, al Teatro Ambra Jovinelli dal 7 al 17 novembre 2013

Roma, 7 novembre 2013

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